mercoledì 12 febbraio 2014

Sipario ha incontrato Carmelo Pace





La nostra redazione ha avuto il piacere di incontrare - durante la pausa di un consiglio direttivo - Carmelo Pace, presidente nazionale Fita (Federazione Italiana Teatro Amatori) che ha gentilmente risposto ad alcune veloci domande.
C'è una sostanziale differenza tra il teatro amatoriale e quello professionistico?
E' solo lo spirito che è diverso. Ogni componente delle nostre compagnie è fortemente impegnato nella preparazione dello spettacolo, ma non ne ha una retribuzione, diversamente dal professionista che sceglie il teatro come un lavoro, si badi che la mia non è assolutamente una critica. Chi fa l'amatore sceglie il teatro come un hobby, il modo poi con cui si approccia il mondo del teatro, sia artistico che organizzativo, è professionale per entrambi.
Quante sono le compagnie aderenti alla Fita? e come sono dislocate sul territorio?
Siamo in tutte le regioni, eccetto la Valle d'Aosta che fa molto riferimento, dal punto di vista culturale, al Piemonte. A parte questo, temevamo fortemente che la crisi potesse essere pericolosa anche per la nostra federazione, visto che viviamo sul nostro autofinanziamento. E verificando i dati del 2013, il risultato è veramente confortante. (Tabella Fita con rilevazioni al settembre 2013: 1.249 compagnie affiliate con poco meno di 20.000 soci, ndr).
Quali sono le caratteristiche richieste ai vostri aderenti?
Innanzitutto il rispetto delle regole artistiche, dello spettacolo, si deve assolutamente presentare al pubblico un "prodotto" artisticamente di qualità. Poi, in un mondo fatto di regole non si può pensare di non rispettarle, quindi chiediamo la costituzione della compagnia con un atto formale e registrato, il rispetto degli adempimenti fiscali e della burocrazia italiana. E su questo diventa importante fare parte di una federazione come la nostra, che assicura la soluzione di alcuni problemi, oltre la possibilità di avere scambi artistici, quindi aumentare la possibilità di numeri di spettacoli sul territorio e altri aspetti.
Il teatro amatoriale non conosce quindi la stessa crisi che ci è stata paventata da alcuni professionisti che abbiamo incontrato...
Il professionista lavora soprattutto sulle grandi città e in questo momento è difficile, ma la voglia di andare a teatro che noi riscontriamo non solo nei grandi centri, ma sui territori, è molto alta. Nelle province lo spettacolo amatoriale spesso è l'unica occasione per andare a teatro, anche per economicità e presenza di strutture, lontane dai grandi circuiti. Prima con più fondi pubblici il circuito era più ampio e si riusciva ad arrivare anche nei piccoli centri, indipendentemente dal riscontro economico al botteghino. Ora che i fondi sono pochissimi o addirittura non ci sono più, parte del teatro si trova in crisi.
Noi che da sempre abbiamo come punto di forza lo spettatore pagante sentiamo meno questo problema. Pensi che su un bilancio di circa 300.000 euro, riceviamo dal fus (fondo unico per lo spettacolo, ndr) 8.500 euro, è tutto autofinanziato e per questo la crisi si sente meno. Certo soffiamo il numero inferiore di spettatori che vengono a mancare per oggettiva carenza di fondi da destinare al teatro, ma non per altri motivi.
Ultima domanda sui testi, è facile o difficile per le compagnie amatoriali riuscire ad ottenere buoni copioni dagli autori professionisti?
Partiamo dal presupposto che il diritto è dell'autore, appunto, ha la scelta libera su a chi affidare il proprio testo. Una scelta anche commerciale che l'autore fa, dando l'esclusiva su una propria opera. Con l'esclusiva ovviamente la chiusura è per chiunque, professionista o amatoriale che sia. Poi ci sono gli autori che alcuni definiscono di "nicchia", ma che comunque si creano un proprio circuito con le compagnie amatoriali, facendosi conoscere, riuscendo così a garantirsi un numero elevato di spettacoli. Poi ci sono alcuni autori, pochi, che decidono che il proprio testo debba andare solo al professionista, ma in questo caso si tratta di poca conoscenza dell'ambiente...
C'è quindi bisogno di una maggiore diffusione e comunicazione?
Io sono convinto che il pubblico non distingue tra amatoriale o professionista, ma se lo spettacolo è piaciuto o meno. Da parte nostra come Fita dobbiamo continuare ed insistere nel dare valore al nostro teatro amatoriale, anche nei confronti degli autori, almeno di alcuni. Se abbiamo come testimonial Dacia Maraini, o altri nomi del genere, evidentemente si è capito quale sia il valore del teatro amatoriale.
E il pubblico...
Il pubblico va solamente portato a teatro e con un teatro fatto bene. Niente di più. E' come quando a scuola portano i ragazzini a teatro senza prima prepararli, con il rischio che poi se ne allontanino definitivamente. Il pubblico va educato con la qualità, e se giovane facendo comprendere che si tratta di una forma di spettacolo diversa dal cinema o dall'opera o dal balletto. Poi che si tratta di una forma di socializzazione, quello è un altro discorso che chi lo prova difficilmente poi riesce ad uscirne. La magia dell'attore non professionista è che si entra in una famiglia, la propria compagnia, dove si dà spazio al proprio ego, ma soprattutto si sta bene, si soffre insieme, si hanno obiettivi comuni e tante soddisfazioni.
Nei momenti di crisi tutti tendiamo ad isolarci, la partecipazione ad una esperienza di teatro amatoriale diventa anche educativa in questo senso, noi che ci siamo dentro lo sappiamo perfettamente e cerchiamo di farlo comprendere anche ai genitori che a volte vedono gli hobby dei ragazzi come perdite di tempo. Chi invece ha maturato questa esperienza, anche durante il periodo scolastico, sa benissimo della ricchezza che ti restituisce...
... e a giudicare da come, in quest'ultima domanda, si sono accesi gli occhi del presidente Pace siamo certi che non stesse interpretando un copione. La sua presenza è richiesta nella riunione e noi non possiamo che ringraziarlo del tempo che ci ha accordato.

Nessun commento:

Posta un commento